Canoni acque minerali, più flessibilità per i Comuni. M5S: “Dieci anni di ritardo”

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Parere favorevole della Seconda Commissione sul Regolamento di attuazione della legge regionale che detta le ‘Norme per la ricerca, la coltivazione e l’utilizzo delle acque minerali naturali, di sorgente e termali’, predisposto dalla Giunta regionale. Il voto (6 sì e un astenuto, Liberati del M5S) è arrivato dopo aver preso atto che l’assessorato regionale aveva recepito alcune indicazioni emerse in Commissione nella seduta della scorsa settimana. Prevista, tra l’altro, una maggiore flessibilità per l’utilizzo dei proventi dai canoni concessori da parte dei Comuni, che dovranno presentare domanda entro il 31 marzo. Entro il 30 aprile la Giunta regionale assegnerà i contributi nei limiti delle risorse disponibili.

LE RISORSE PREVISTE –  Sono quattro i Comuni della Fascia Appenninica interessati dal provvedimento. Questi gli importi che presumibilmente dovrebbero ricevere a partire dall’anno prossimo: 150mila euro al Comune di Gualdo Tadino, 100mila a Gubbio, 60mila euro a Nocera Umbra, 20mila a Scheggia e Pascelupo.

I PROGETTI FINANZIABILI – I Comuni potranno presentare progetti finalizzati alla salvaguardia, alla tutela e alla riqualificazione delle risorse idriche; alla valorizzazione integrata delle acque minerali con altre risorse naturali, paesaggistiche, archeologiche e storico-culturali presenti sul territorio; alla valorizzazione delle opere di presa, degli impianti, della strumentazione di controllo e monitoraggio della risorsa e di sistemazione delle aree di pertinenza; alla messa in sicurezza o delocalizzazione di eventuali situazioni di pericolo nelle aree di rispetto delle acque minerali, ma anche alla mitigazione dell’impatto sul territorio delle attività di sfruttamento delle risorse idrominerali.

I TEMPI – I Comuni interessati dovranno presentare la domanda per i contributi entro il 31 marzo di ogni anno. La Giunta regionale, dopo verifiche formali e valutazione delle domande, adotta entro il 30 aprile il programma annuale degli interventi assegnando i contributi nei limiti delle risorse disponibili.

Rispetto alla richiesta della Commissione circa l’erogazione certa di risorse ai Comuni, proporzionalmente alla quantità di acqua emunta, non è stato possibile accogliere la proposta, come hanno sottolineato i tecnici dell’assessorato presenti alla riunione, poiché si tratta di una situazione non prevista dalla legge di riferimento.

LIBERATI E TROIANI: “IL REGOLAMENTO ARRIVA CON 10 ANNI DI RITARDO – Sulla questione è intervenuto il il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, che ha diffuso una nota firmata anche dal consigliere comunale di Gualdo Tadino, Stefania Troiani. Per gli esponenti pentastellati “giunge addirittura con un decennio di ritardo il regolamento regionale per la retrocessione ai Comuni umbri dei canoni delle acque minerali”. Per Liberati e Troiani si tratta di “un regolamento da respingere perchè nato vecchio, giunto in ritardissimo e poco attento ai temi della sostenibilità e della territorialità, incapace di rispecchiare i nostri valori e gli interessi delle comunità locali”.

Una Regione lumaca  con un ritardo che comunque prosegue, poiché, concretamente, la Regione inizierà a sborsare i pochi denari ai Comuni solo dall’anno prossimo, saltando così anche il 2018 le cui risorse la Giunta aveva viceversa assicurato almeno per l’anno corrente. Un regolamento che continua a prevedere alcune stringenti condizionalità per l’assegnazione di soldi che, logicamente, sarebbero invece già di piena spettanza dei territori. Comuni sottoposti sin dal 1970 dalla Regione a una politica di rapina nei confronti della risorsa acqua. Politica che ancora perdura”, conclude il Movimento 5 Stelle.

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