Inaugurata a Gualdo Tadino la mostra delle opere di Luciano Ventrone

“Lo scandalo è trovarsi davanti ad un pittore che sa dipingere e quindi stupisce perché è capace. Lo scandalo forse sarà che le persone verranno attratti soltanto dalla bellezza e dalla capacità di riprodurre la realtà che Ventrone dimostra”. Parola di Vittorio Sgarbi, co-curatore insieme a Cesare Biasini Selvaggi, della mostra ‘Meraviglia ed estasi’ inaugurata domenica 15 aprile a Gualdo Tadino e in programma fino al 28 ottobre nella chiesa monumentale di san Francesco.

L’esposizione, promossa dal Polo Museale città di Gualdo Tadino con il patrocinio del Comune, è organizzata dall’associazione Archivi Ventrone, e racchiude 18 opere del maestro romano. Soggetto prediletto è la natura morta, che si ritrova in undici dipinti inediti, ma nel percorso sono inseriti anche un autoritratto del maestro romano, due nudi femminili, tre paesaggi e un monumentale polittico di 9 metri quadrati, dal titolo ‘Mosaico’ (2011), raffigurante una melagrana gigante spaccata, esposto precedentemente nel Padiglione Italia della 54esima edizione della Biennale di Venezia.

A presentare questi capolavori d’arte c’erano, sul palco del teatro Talia, oltre ai già citati Sgarbi e Biasini Selvaggi, anche la direttrice del Polo museale Catia Monacelli e il sindaco della città Massimiliano Presciutti. Al centro della scena Luciano Ventrone, il pittore romano classe 1942 che, come hanno ricordato Sgarbi prima e Presciutti poi, ha faticato ad affermarsi sulla scena italiana. Ad oggi, però, la sua fama è internazionale: tanto per citarne una, a lui è stata dedicata, ad aprile, una personale a Londra, alla Pontone Gallery, nel cuore di Chelsea e Knightsbridge, a pochi minuti di distanza da Saatchi Gallery e Sloane Square Tube.

La scelta di portare le opere di Ventrone a Gualdo Tadino non è casuale: la cittadina umbra è infatti patria di Matteo da Gualdo (1435 circa-1507), considerato tra gli antesignani del genere della natura morta con la sua celebre tavola raffigurante l’Albero di Jesse’ (custodita nel museo civico Rocca Flea), della fine del XV secolo, genere pittorico di cui Ventrone è uno dei grandi innovatori odierni. Sebbene non ami parlare di sé, Ventrone si considera un astrattista piuttosto che un figurativo e respinge l’etichetta di iperrealista.

“Non posso influenzare le persone, sono i quadri che trasmettono il messaggio – ha dichiarato Ventrone – Lascio che siano i critici o il pubblico a parlare. Io osservo e traggo ispirazione dal mondo circostante e tutto ciò che mi affascina lo traduco in pittura. Ai giovani dico che ci vuole tempo, passione, dedizione perché la pittura è fatica, non è solo un fatto congenito. Io vengo da un periodo subito dopo la guerra, dove c’era tanta povertà e bisognava lottare per emergere. Ho studiato, ho frequentato il liceo artistico, la facoltà di architettura e poi ad un certo punto ho capito che la mia vita sarebbe stata la pittura. Ed ecco che sono arrivato a 60 anni di carriera”.

“Ventrone – ha commentato Sgarbi – è quello che più di tutti sfida la natura senza sentirne la nostalgia. Guardando un suo dipinto si ha la sensazione di vedere un oggetto reale, per cui questo effetto di illusione e confusione desta meraviglia e nessun pittore del nostro tempo lo manifesta in modo così dichiarato e con una riuscita così efficace come Ventrone”.

“L’unicità di Ventrone – ha aggiunto Biasini Selvaggi – sta nel fatto che rinnova dei generi e tecniche del passato in una chiave che si avvicina al mondo virtuale descritto, per esempio, dal film Matrix”. “Sembra di attraversare un’altra realtà – ha concluso Monacelli – Le immagini sembrano stampate e non dipinte. Il maestro è in grado di stupirci con lavori incredibili e ogni venerdì sabato e domenica alle 16, nella chiesa monumentale di san Francesco, ci sarà un esperto che condurrà il visitatore in un viaggio straordinario”.

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