Il reddito ai tempi della crisi, a Gualdo Tadino è calato dell’8,8%

reddito euro

I numeri continuano, impietosamente, a certificare quanto la crisi economica abbia colpito Gualdo Tadino e il territorio della Fascia Appenninica. Dopo che nei giorni scorsi la Cgil aveva evidenziato quelli relativi alla disoccupazione, raddoppiata negli ultimi dieci anni, ora ad emergere sono gli ultimi dati del ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2016 (anno di imposta 2015), messi a confronto con quelli delle dichiarazioni del 2009 (relative all’anno di imposta 2008). Un confronto sul reddito che Mediacom043 ha effettuato per tutti i comuni dell’Umbria.

GUALDO TADINO ENNESIMA MAGLIA NERA – Tra i comuni umbri più grandi (con più di 10mila abitanti) quello che in termini di reddito ha avuto l’andamento peggiore è Gualdo Tadino, dove il reddito complessivo dichiarato dal 2009 al 2016 è sceso dell’8,8%. Monetizzando la percentuale, in questa città negli ultimi sette anni sono andati in fumo qualcosa come 17,6 milioni di euro di redditi.

Al secondo posto per flessione Narni (-8,7%, -23,9 milioni), al terzo Terni con -8,4% (-145 milioni di euro). Quindi Spoleto (-7,5%, -40,8 milioni di euro), Gubbio (-7,4%, -32,2 milioni di euro), Perugia (-6%, -164,6 milioni) e Todi (-5,6%, -13,1 milioni). Chiudono la ‘top ten’ dei comuni più grandi dell’Umbria con l’andamento del reddito peggiore Foligno (-4,8%, -39,5 milioni), Orvieto (-3,9%, -12,2 milioni) e Marsciano (-3,7%, -9 milioni).

CHI STA MEGLIO – Andando verso i comuni con oltre 10mila abitanti che hanno perso di meno, ci sono Città di Castello (-3,3%, -18,5 milioni di reddito andato in fumo), Castiglione del Lago (-2,7%, -5,4 milioni), Bastia Umbra (-2,3%, -6,7 milioni di euro), Umbertide (-2%, -4,3 milioni),  Assisi (-0,5%, -2,07 milioni), San Giustino (-0,3%, -397mila) e Corciano, l’unico comune sopra i 10mila abitanti che non solo ha recuperato integralmente la ‘botta’ della crisi, ma presenta un reddito complessivo con il segno più (+3,8%, +11,4 milioni).

LA SITUAZIONE IN UMBRIA – Complessivamente l’Umbria, in termini di reddito, appare ancora assai indietro: rispetto ai livelli pre-crisi è sotto del 5,3%, ossia all’appello mancano quasi 668 milioni di reddito. Il direttore del datajournalism di Mediacom043, Giuseppe Castellini: “Dati chiarissimi, l’Umbria conferma i segni del declino. Ora diventa cruciale il confronto tra i dati della regione e quella delle altre, oltre che il confronto con la media nazionale. Sull’Umbria serve un’operazione verità, che solo un datajournalism qualificato può fare”.

Per tornare al livello del reddito complessivo che aveva nell’ultimo anno prima della crisi, scoppiata alla fine del 2008, gli umbri oggi dovrebbero avere quasi 668 milioni di redditi in più di quanti invece non ne abbiano. In altre parole, in termini reali l’Umbria è ancora sotto del 5,3% rispetto al reddito complessivo che aveva prima della recessione e con soli 5 comuni su 92 con il segno più, come invece ormai accade spesso nel Centro-Nord, che ha recuperato i redditi che aveva prima della crisi. L’Umbria dal 2008 al 2015 ha perso quasi 668 milioni di euro di guadagni, con realtà come Acquasparta, tra i comuni non piccolissimi, che rappresentano un vero e proprio caso negativo, essendosi impoverita del 14,3% in sette anni. In Umbria tutti i comuni, nessuno escluso, sono sotto la soglia di reddito che avevano nove anni fa.

CONCLUSIONI – “Il dato di fatto è che l’Umbria, a livello di reddito – afferma Giuseppe Castellini, direttore del settore mediajournalism di Mediacom043 – non ha ancora recuperato i livelli pre crisi, mostrando un ritardo del 5,3% che significa che all’appello ad oggi mancano quasi 668 milioni di euro. Una situazione apparentemente meno pesante, ma comunque negativa, emerge per l’Umbria dai dati del reddito medio per contribuente, che verranno presentati a breve. A questo punto diventa fondamentale analizzare l’andamento del reddito in Umbria in confronto alla media nazionale e a quello di tutte le altre regioni. È quello che, con i giornalisti ricercatori di Mediacom043, ci apprestiamo a fare e per il quale stiamo raccogliendo i dati necessari. L’impressione, in base a quanto raccolto finora, è che l’Umbria mostri chiaramente i segni di un declino strutturale, di lungo periodo. Cosa che appare in linea con quanto emerge dai dati del Pil (Prodotto interno lordo, ndr). Chi ha interesse a nascondere questi dati vuole imbrogliare i cittadini della regione. La trasparenza è indispensabile e il datajournalism ne è la chiave. Altrimenti il rischio è di fare solo chiacchiere”.

TRE AVVERTENZE – “Il confronto tra i dati 2009 e quelli 2016 (che si riferiscono agli anni di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, ma che però riguardano gli anni di imposta precedenti, quindi il 2008 e il 2015), proprio per renderlo corretto e in grado di rappresentare l’effettiva realtà – afferma ancora Castellini – è stato effettuato in termini reali, ossia tenendo conto dell’inflazione, che nel periodo considerato è stata del 9,6%. Facendo un esempio concreto, nel 2009 gli umbri hanno dichiarato, complessivamente 11,584 miliardi di euro, mentre nelle dichiarazioni presentate nel 2016 hanno dichiarato redditi per 12,029 miliardi di euro. All’apparenza, quindi, c’è stato un amento, ma non è così. Perché in questi 7 anni – continua Castellini – la moneta ha perso valore a causa dell’inflazione, che è stata del 9,6%. Quindi, per fare un confronto corretto, bisogna attualizzare il dato 2008 all’inflazione, ossia aggiungendo a quel dato il 9,6% di aumento del costo della vita. Così emerge che nelle dichiarazioni presentate nel 2015, per essere pari in termini reali a quelle del 2008, l’Umbria avrebbe dovuto avere 12,696 miliardi di reddito, mentre invece ne presenta 12,029 miliardi, con un arretramento appuntodi quasi 668 milioni di euro. Il medesimo procedimento – evidenzia il direttore del settore datajournalism di Mediacom 043 – è stato utilizzato per tutti i comuni umbri”.

Un’altra avvertenza è che, spiega Castellini, “la variazione del volume dei redditi dichiarati in un comune, o in una qualsiasi altra realtà territoriale, può variare per due motivi, che si possono presentare separati o insieme. Uno è l’effettiva perdita o l’effettivo guadagno dei vecchi residenti, l’altro è la perdita o il guadagno di popolazione. In altre parole, se ad esempio in un comune il reddito medio dichiarato dai contribuenti scende del 5%, ma il numero dei contribuenti aumenta del 10%, complessivamente il comune è più ricco ma mediamente ogni suo abitante è più povero. Ovviamente vale anche il caso inverso. In altre parole, la graduatoria che presentiamo oggi riguarda l’andamento del reddito complessivo, non l’andamento del reddito medio per contribuente, che daremo nei prossimi giorni e che già si può anticipare che, pur presentando valori diversi da quelli della graduatoria che illustriamo oggi, ha più o meno la stessa linea di tendenza”.

Terza avvertenza: “i dati che ci ha fornito il ministero dell’Economia e delle Finanze riguardano il reddito complessivo ai fini Irpef, ossia tutti i guadagni al lordo della tassazione Irpef e prima delle eventuali deduzioni che danno origine all’imponibile. Né riguardano il reddito disponibile, che è ciò che rimane una volta pagata l’Irpef e altre tasse. Perché, ad esempio, se la tassazione aumenta, il reddito disponibile può calare anche se aumenta quello complessivo”.

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