Rocchetta, a Gualdo Tadino continua la “guerra dei pozzi”

GUALDO TADINO – Continua la battaglia sulla  “questione Rocchetta” e sui pozzi di attingimento. E non si combatte soltanto attraverso le proposte progettuali, spesso antitetiche,  presentate nelle sedi istituzionali o ricorrendo ai tribunali. Anzi. Spesso i colpi più forti vengono assestati sul campo mediatico con il lancio di comunicati stampa e di dichiarazioni la cui incessante continuità forse, invece di informare, convincere, far riflettere, disorienta sempre più l’opinione pubblica. E questo, sul tema, a Gualdo Tadino, avviene ormai da decenni.

Soltanto negli ultimi tre giorni sono arrivati alle redazioni almeno quattro documenti dei quali vi proponiamo una sintesi.

NO AI NO: “DISPONIBILITA’ IDRICA DI 700 LITRI/SECONDO”: Il 18 luglio, il geologo Gianni Paoletti, per conto del comitato “No ai No”, ha divulgato un documento nel quale, citando i cosiddetti “tuttologi del web”, esprime la preoccupazione per il fatto che “a decidere sulle sorti di investimenti importanti sia essi pubblici e/o privati con dirette ricadute sulla vita economica sociale e ambientale del territorio non siano enti democraticamente eletti Comuni Regioni Provincie ecc. organizzati da decenni con tecnici specializzati e per questo pagati, ma in alcuni casi anche da comunanze agrarie o estemporanei comitati cittadini non importa quanto rappresentativi, che si impongono sulla debolezza di queste istituzioni”.

E cita l’idrogeologia e gli studi effettuati nella sua qualità di geologo sul territorio gualdese, il primo per la tesi di laurea, il secondo come collaboratore del professor Cattuto e del dottor Bonaca commissionato dal Comune di Gualdo Tadino e poi collaboratore dello studio del dottor Forlani per studi commissionati da Rocchetta Spa.

“Non è in discussione dal punto di vista scientifico che il bacino idrogeologico su cui insiste il comune di GualdoTadino si divide in due bacini – scrive Paoletti – uno ad est alle quote più alte di maggiore estensione caratterizzato da formazione calcaree. Questi due bacini sono divisi da una stratificazione sedimentaria impermeabile costituita dalle formazioni delle marne a fucoidi ed in parte del rosso ammonitico. Peraltro fortunatamente per noi, come talvolta accade, il bacino idrogeologico risulta più ampio del bacino idrico a causa della particolare giacitura degli strati che ci permette di ‘rubare’ parte delle precipitazioni meteoriche che ricadono nel versante marchigiano”.

Gli studi autorevoli eseguiti hanno dato risultati di una disponibilità idrica calcolata per difetto di circa 700 l/s in quanto, sostiene Paoletti, nel calcolo del bilancio idrogeologico sono stati inseriti prudenzialmente fattori determinanti, come ad esempio l’infiltrazione, molto al di sotto del valore reale

“Detto questo – prosegue il geologo – considerare il bacino idrogeologico come un secchio oltre che eccessivamente banale è fuorviante, è un modello non applicabile sensu stricto al nostro territorio in quanto il nostro bacino inteso come acquifero è costituito da diverse falde confinate e posizionate a varie profondità di fatto non in comunicazione tra esse se non per capillarità”.

Generalmente, come nel caso del territorio di Gualdo Tadino, l’utilizzo delle acque sia esso per la rete idricopotabile o per uso irriguo agricolo, domestico o industriale sfrutta risorse di falde superficiali o sorgentizie, “le acque di falde profonde, pur essendo di gran lunga la maggiore risorsa, non vengono sfruttate per motivi tecnici o perché antieconomiche”. “Queste acque – chiosano dal comitato “No ai no” – seppure disponibili risultano di fatto indisponibili alla fruibilità dei cittadini, quindi solo ingenti investimenti privati le riconsegnano all’utilizzo umano, ma il loro prelievo di fatto non va a depauperare le falde disponibili ed utilizzate per la rete idrica pubblica. Peraltro va sfatata anche la favola della sentenza di chiusura del pozzo di Corcia da parte del Consiglio di Stato la quale non si riferisce minimamente a motivi di insostenibilità idraulica, ma soltanto alla inadempienza autorizzativa relativa agli usi civici”.

Secondo Paoletti e il comitato, pertanto, ci sarebbero larghi margini nel territorio per far convivere razionalmente ed in modo sostenibile lo sfruttamento pubblico con quello privato “ma – si sottolinea – invece si fanno barricate contro l’unico prelievo monitorato in remoto dalle autorità regionali, Rocchetta Spa, mentre nessuno si sogna di fare una battaglia o uno studio serio sul prelievo selvaggio delle centinaia forse migliaia di pozzi privati, agricoli ed industriali mai veramente censiti e monitorati”.

“Avere una risorsa come l’acqua e non sfruttarla, avere una società che resiste sul mercato anzi investe, anche in un periodo dove quasi tutte le aziende di imbottigliamento sono in crisi o chiudono e non coinvolgerla in sinergie sempre maggiori, ma prenderla a pesci in faccia, ricorda fortemente Tafazzi che con una bottiglia, magari proprio della Rocchetta, si martellava gli zebedei. In ogni caso molto probabilmente, rebus sic stantibus, abbiamo già superato lo spartiacque, l’opportunità di un importante investimento con ampie ricadute sia occupazionali che ambientali sta sfumando, non trovando un accordo chiunque abbia soddisfazione nel prossimo grado di giudizio – conclude Paoletti – si troverà di fronte ad un nuovo ricorso al grado successivo, bene che vada questa vicenda si chiuderà tra 5-7 anni quando, parafrasando Ada Merini, uno dei due contendenti si troverà con un arma in mano, ma di sparare forse non importerà più niente a nessuno”.

LA RELAZIONE DEL 1992 – Lo stesso giorno, 18 luglio, la dottoressa in Scienze Naturali, Mara Loreti, ha inviato alla stampa una relazione sul Bacino carsico dell’Appennino di Gualdo Tadino riportando i dati forniti nel 1992 dal prof. C. Cattuto e A. Bonaca, integrata con un’ampia bibliografia relativa ai sistemi carsici nelle rocce calcaree: Relazione sul Bacino carsico 22.12.15-4

IL WWF: “POZZI SENZA CONCESSIONE EDILIZIA?” – Il 20 luglio, invece, a sferrare un attacco sul fronte opposto, è arrivato il WWF di Perugia che, tramite il suo presidente Sauro Presenzini, dopo aver effettuato l’accesso agli atti presso il Comune di Gualdo Tadino, per verificare l’effettiva esistenza delle concessioni edilizie di competenza comunale, relativamente ai “pozzi di emungimento della falda, definitivi”, ed attualmente utilizzati dalla multinazionale Rocchetta, ribadisce tutte le perplessità sull’intera vicenda concessoria. “Il Comune pare non abbia rilasciato le concessioni edilizie di sua competenza per i pozzi di prelievo definitivi. Il municipio non poteva non sapere”, tuona Presenzini ritenendo ciò in quanto il Tar dell’ Umbria aveva già censurato il Comune stesso: I pozzi di emungimento definitivi delle acque minerali, hanno bisogno del titolo abilitativo” e cita  una sentenza del Tar dell’Umbria, la n° 191 del 20 maggio 2008, su un caso che definisce “fotocopia, per di più con i medesimi attori e funzionari “ e la Soc. Idrea srl, nella quale il giudice amministrativo ha sentenziato: “…a seguito della concessione di sfruttamento, il pozzo di ricerca, diviene pozzo di emungimento della falda, cioè da opera temporanea di ricerca, diviene opera definitiva di estrazione, e come tale abbisogna comunque di titolo edilizio…”.   Secondo Presenzini “ si vuol tentare di far passare come concessioni edilizie dei pozzi”, quelle che non sarebbero altro che “richieste di concessione in sanatoria per i piccoli ‘casottini’ realizzati fuori terra, ovvero delle coperture in pietra e recinzioni poste a protezione dei pozzi. Sarebbe come dire, che se si avesse in un’area un capannone industriale abusivo, per sanare il tutto, sarebbe sufficiente sanare solo il cancello e la recinzione”. A questo proposito si apre una scenario imprevedibile, che il WWF per il tramite dell’avv. Valeria Passeri, annuncia sottoporrà alle autorità preposte. La domanda che si pone l’associazione è la seguente: “se i pozzi non fossero a norma di legge, sarebbe non solo naturale, ma addirittura obbligatorio per la pubblica amministrazione intervenire dal punto di vista urbanistico immediatamente in autotutela?”. E ci si chiede come mai il Comune non proceda in tal senso.

NO AI NO: “IL COMUNE SI FACCIA PAGARE LE MIGLIORIE” – Il 20 luglio il comitato “No ai No” è tornato sulla “questione Rocchetta” in vista dell’incontro, che scrivono, “si tiene domani” (oggi per chi legge, ndr) tra il Comune e la Comunanza Agraria Appennino Gualdese in quanto ritiene opportuno che, qualora si voglia procedere al passaggio nella gestione delle proprietà, da parte del Comune alla Comunanza , si debba effettuare dettagliatamente il conteggio delle migliorie apportate in questi anni dall’amministrazione comunale “visto che i costi, in questo trentennio di quiescenza della comunanza, sono stati pagati dai  contribuenti gualdesi”.  “Diversamente – concludono dal comitato – al danno si aggiungerebbe la beffa  e a pagare sarebbero sempre  tutti i soliti noti mentre in forza di un diritto feudale, ne beneficerebbero in pochi. Il Comune non può abdicare alla legittima sovranità se non dopo l’assenso popolare”.

INTERROGAZIONE DEL M5S – Questa mattina sulla questione sollevata dal WWF di Perugia – le concessioni edilizie per i pozzi – il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Stefania Troiani, ha depositato la seguente interrogazione al sindaco Massimiliano Presciutti: 

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